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Leonard Berberi

La compagnia aerea e lo scalo trattano da mesi il rinnovo dell’accordo commerciale: la società di gestione non vuole però erogare gli stessi incentivi degli anni passati. E la low cost sposta l’offerta altrove

Nel primo semestre di quest’anno gli aeroporti italiani hanno chiuso con un ulteriore incremento di passeggeri (+6,2%) rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Un nuovo record, nonostante le incertezze macroeconomiche e geopolitiche e dopo una crescita sostenuta post pandemia. Ma all’interno di questo dato ce n’è uno che spicca perché va in direzione opposta: lo scalo di Bergamo-Orio al Serio, il terzo del Paese per volumi, arretra del 3,6%, secondo il bollettino dell’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac). È l’unico, tra gli impianti medio-grandi, a calare. Quando persino strutture con un limite ai movimenti, come Milano Linate e Roma Ciampino, vedono i flussi aumentare.

Un caso europeoL’aeroporto orobico sta diventando un caso. Secondo gli addetti ai lavori — italiani e stranieri — consultati dal Corriere è la prima volta che uno scalo così rilevante registra un’evoluzione di questo tipo e senza particolari ragioni (il rifacimento della pista o un problema che costringe alla chiusura per giorni e settimane). Una ragione in realtà c’è: è lo stallo nel rinnovo dell’accordo commerciale tra Sacbo (la società di gestione) e Ryanair, la principale low cost del continente e il vettore dominante, da tempo, a Orio, con l’80% di quota di mercato.