MILANO. Insiste la procura di Milano nel chiedere che Manfredi Catella rimanga agli arresti domiciliari perché potrebbe, da un lato, commettere ancora reati e, dall'altro, inquinare le indagini. I sostituti procuratori Paolo Filippini e Marina Petruzzella con l' aggiunta Tiziana Siciliano lo hanno ribadito in aula davanti al tribunale del riesame nel corso dell’udienza che si è svolta mercoledì 20 agosto. Al collegio in composizione feriale, presieduto dal giudice Angelo Ricciardi con a latere Giulia Cucciniello (relatrice) e Paola Braggion, hanno anche depositato una memoria.
Lo stesso hanno fatto gli avvocati Francesco Mucciarelli e Adriano Raffaelli per conto dello sviluppatore immobiliare e fondatore di Coima srg indagato per concorso in corruzione e induzione indebita a promettere o dare utilità nell’ambito della maxi inchiesta sull’urbanistica milanese. I pm valorizzano, come novità rispetto agli elementi che hanno portato il gip Mattia Fiorentini a disporre la misura cautelare solo per l’ipotesi di aver corrotto l’ex componente della commissione comunale del Passaggio Alessandro Scandurra, la chat Whatsapp denominata «Pirellino». Scambi di messaggi con i co-indagati, l'ex assessore comunale alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi e il direttore generale del Comune Christian Marangone, che dimostrano - ad avviso degli inquirenti - «in maniera lampante» che Catella «è stato sempre in strettissimo contatto con i vertici della politica e dell'amministrazione del Comune con i quali ha sempre condiviso le dinamiche, da lui dettate, ancora in atto - delle "pratiche Coima" ancora oggi aperte ed estremamente problematiche».












