Un’ora e un quarto di udienza. Tanto è stato il tempo a disposizione sia del costruttore Manfredi Catella per convincere mercoledì mattina i giudici del Riesame ad annullare i suoi arresti domiciliari. Sia della procura di Milano per depositare altri documenti a sostegno della proprie accuse verso il sistema corruttivo che avrebbe regolato buona parte dello sviluppo immobiliare degli ultimi anni in città.
Il patron di Coima è accusato di falso e di corruzione e dal 31 luglio è agli arresti domiciliari. I pm Marina Petruzzella e Paolo Filippini con l’aggiunto Tiziana Siciliano in una memoria depositata stamattina insistono con i giudici perché non venga liberato.
La procura: "Sala trattato come un dipendente”
"I pm sottolineano “il modo padronale, al limite dell’inverosimile, e fuori dalla legge”, che il patron di Coima “ha di interagire con la pubblica amministrazione”. Un atteggiamento da padrone, per l’accusa, “servendosi come tramite dell’assessore Giancarlo Tancredi, del direttore generale Cristian Malangone e del sindaco Giuseppe Sala, che tratta come suoi dipendenti maldestri e poco efficienti, per condizionare a suo vantaggio i pareri della Commissione per il paesaggio, i contenuti dei bandi in cui il Comune deve mettere all’asta gli immobili del suo patrimonio”.











