Con molta probabilità, vino e alcolici non saranno nella lista dei prodotti esentati dai dazi che le diplomazie di Usa e Ue dovrebbero completare a giorni, nell’ambito dell’attesa dichiarazione congiunta attesa da settimane. Ad aprire la classica “doccia fredda” sulle speranze di produttori di vino europei e di importatori, distributori e ristoratori americani è l’indiscrezione pubblicata dal New York Times, che cita un funzionario della Casa Bianca che ha voluto rimanere anonimo.

“I negoziatori dell’Unione Europea hanno sostenuto per settimane che l’America non dovrebbe applicare una tariffa del 15% su vino e alcolici e mantenere, invece, una tradizione di lunga data di mantenere le tariffe sugli alcolici a zero su entrambe le sponde dell’Atlantico. Ma mentre gli Stati Uniti e il blocco dei 27 Paesi europei si avvicinano ad un testo finale del loro accordo commerciale recentemente raggiunto, sembra sempre più improbabile che l’alcol ”prenda una pausa””, spiega il giornale americano, secondo la cui fonte, nonostante le dichiarazioni di intenti, vini e alcolici non sarebbero mai stati inclusi nella bozza dell’accordo commerciale che, tuttavia, è ancora in fase di negoziazione.

“Ma a questo punto del processo, il fatto che non sia stata concordata alcuna esenzione non è di buon auspicio per l’industria degli alcolici”, scrive il New York Times. Il settore italiano del vino ha, negli States, il suo primo mercato – nei primi 5 mesi le importazioni sono salite a 838,7 milioni di euro, +5,7% sullo stesso periodo 2024 – e negli Usa, secondo la U.S. Wine Trade Alliance, “il vino Ue genera 23,9 miliardi di dollari di entrate in Usa, e solo 5,3 tornano in Europa, con un surplus di 19”.