L’industria farmaceutica festeggia, i produttori di vino si strappano i capelli. L’aliquota dei dazi Usa per le merci esportate dall’Europa è unica, quel 15% iniziale che nell’accordo definitivo diffuso ieri è stato esteso a quasi tutti i prodotti, ma ognuno la prende a modo suo. C’è chi parla di catastrofe, chi di pericolo scampato. Il tutto in un tripudio di cifre e stime pronte all’uso che viaggiano con troppa fretta per poter essere prese sul serio.
La realtà, al di là delle legittime preoccupazioni di alcuni settori e delle assurde polemiche delle opposizioni italiane che incolpano la Meloni, è che la guerra commerciale che aleggiava e impauriva fino a qualche settimana è scongiurata. Anche l’incertezza è, più o meno, finita. L'Unione europea e gli Stati Uniti hanno firmato una dichiarazione congiunta che mette nero su bianco l'accordo politico raggiunto il 27 luglio in Scozia al Golf Club di Turnberry dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e dal presidente americano Donald Trump. L’intesa porta «prevedibilità perle nostre aziende, stabilità per milioni di posti di lavoro» e «rafforza le relazioni transatlantiche», ha rivendicato von der Leyen, che forse non ha condotto la migliore delle trattative possibili ma ha comunque portato a casa un risultato.











