Le bocce non sono ancora ferme, ma si avvicinano al punto d’arrivo.

Stati Uniti ed Eurozona, infatti, hanno raggiunto una dichiarazione vincolante sui dazi, con un’aliquota tariffaria massima e onnicomprensiva del 15% per la stragrande maggioranza delle esportazioni dell’Ue, compresi settori strategici come automobili, prodotti farmaceutici, semiconduttori e legname.

Non siamo ancora a conoscenza dei dettagli che illustreranno le conseguenze concrete delle tariffe. Gli scambi commerciali, infatti, sono sempre molto articolati e complessi. Si pensi, per esempio, alla vendita di prodotti assemblati in Paesi diversi, magari con componenti di varia provenienza.

«L’introduzione di dazi del 15% sull’esportazione di prodotti dall’Unione Europea agli Usa - afferma Alberto Villa, responsabile equity research di Intermonte - ha implicazioni complesse e non facili da stimare. In generale, riteniamo gli impatti gestibili per molte società quotate che, oltre a generare una significativa quota dei ricavi negli Stati Uniti, hanno lì una presenza significativa di impianti produttivi e che, quindi, sono in gran parte esonerati dalle tariffe. In molti casi, la presenza negli Usa è legata ad acquisizioni di società americane».