di
Marco Imarisio
Il ministro degli Esteri di Putin: «Bisogna partire dal lavoro degli esperti»
«Nel “grande raduno” alla Casa Bianca, Zelensky e gli europei sono infine riusciti a versare zucchero a velo nel serbatoio del processo negoziale di successo avviato in Alaska». Mikhail Rostovskij, l’analista politico del Moskovskij Komsomolets, gode di grande reputazione per il fatto di essere ex collega di Vladimir Putin e suo amico personale, quindi capace di interpretare al meglio umori e linea del Cremlino. E se lui ammette che le cose non sono andate come previsto o sperato, forse significa che lo pensa anche qualcun altro, più importante. «Trump è stato persuaso a mettere un cuneo tra sé e Putin. Sotto l’accordo di Anchorage è stata posizionata una potente bomba politica. Penso che questa sia l’interpretazione più convincente dell’accaduto tra quelle di cui disponiamo».
Il dilemmaAdesso c’è almeno un dilemma da affrontare. Il probabile incontro del presidente russo con Volodymyr Zelensky presenta molte insidie, al punto che molti osservatori preferirebbero rifiutare questo percorso disegnato da Donald Trump, con tutte le conseguenze che ne potrebbero discendere. La controproposta di invitare il presidente ucraino a Mosca è sembrata una provocazione dettata dalla stizza più che dalla diplomazia.















