Il termometro della diplomazia segna freddo polare per l'Ucraina, dopo il sostanziale nulla di fatto nella riunione fiume al Cremlino tra Vladimir Putin e gli emissari di Donald Trump sull'ultima versione del piano di pace americano.
Sui nodi chiave della trattativa, territori, garanzie di sicurezza e rapporti Nato-Kiev, Mosca è sembrata arretrare poco o nulla, e gli Stati Uniti sono stati costretti a prenderne atto.
In questo stallo è saltato l'incontro tra Volodymyr Zelensky e Steve Witkoff, forse proprio su pressioni russe. E così il mediatore ucraino Rustem Umerov ha avviato consultazioni con i partner europei e della Nato a Bruxelles, iniziando a programmare una nuova missione a Washington. In una dinamica che continua a favorire le forze di occupazione.
Putin "non ha respinto il piano americano, ma solo alcune parti", ha puntualizzato Dmitry Peskov all'indomani dei colloqui con Witkoff e Kushner, aggiungendo che le due parti stanno conducendo un lavoro a livello di esperti che dovrebbe diventare la base per contatti a livello più alto. Nella sostanza, tuttavia, le distanze tra Mosca e Kiev restano considerevoli.
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