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Il russo respinge l'invito dell'ucraino, non lo nomina neanche nel suo intervento allo Spief di San Pietroburgo, poi lo chiama "l'uomo della lettera", gli dà del maleducato e definisce "inutile" un incontro. Per Anna Zafesova, giornalista della Stampa, "l’unico ostacolo alla pace rimane Putin e il suo rifiuto di guardare la realtà”. Per Nona Mikhelidze, analista IAI, "se ci attendiamo un negoziato a breve, non ci sarà"
Aggiornato alle 19:30
"Vediamoci io e te, fissiamo una data". Che la lettera inviata da Volodymyr Zelensky a Vladimir Putin non avesse sortito effetti era chiaro da subito. Al di là dei passaggi polemici del presidente ucraino sulla guerra "senza una vera causa", sull'errore commesso nel sottovalutare la resistenza di Kiev, sulla dipendenza russa dalla Cina di Xi Jinping e dalla Corea del nord di Kim Jong Un, sull'età che avanza ("dopo 26 anni di potere, comincia a farsi sentire"), nella missiva c'era un invito diretto a un faccia a faccia per risolvere un conflitto che sta rovinando tanto l'Ucraina quanto la Federazione russa da troppo tempo.










