Milano, 20 ago. (askanews) – Nel Donetsk, ci sono villaggi dove l’orologio non segna più le ore, ma gli anni dall’ultima volta che un medico è passato di lì. Anziani soli, disabili, famiglie che non hanno potuto – o voluto – partire. Le strade sono crateri, gli ospedali diventati caserme, i dottori partiti per altri fronti. Qui, un misuratore di pressione è un lusso e una compressa di paracetamolo è una frontiera sottile tra resistere e cedere.
È in questo vuoto che EMERGENCY ha piantato una rete di cliniche: qualche edificio recuperato dalle macerie, container prefabbricati con attrezzature essenziali, medici e infermieri del posto formati per reggere l’urto. Quattordici villaggi nel distretto di Oleksandrivka, circa 10mila persone oggi; l’obiettivo è triplicare entro fine anno. E a fare da collante, le operatrici di comunità: donne che vanno casa per casa, ascoltano, misurano, segnalano. In un sistema sanitario ridotto all’osso dalla guerra, anche l’ascolto è già una cura.
Askanews ne ha parlato con Alessandro Lamberti Castronuovo, medico e coordinatore del progetto di EMERGENCY in Ucraina. Da ottobre 2023 guida l’équipe che ha messo in piedi la rete di cliniche nel Donetsk, muovendosi tra riunioni con le autorità locali e visite nei villaggi, spesso lungo strade interrotte o sotto il rumore lontano dell’artiglieria. La sua è una medicina fatta di logistica, formazione e ascolto, in un territorio dove anche la cura più semplice può diventare un’operazione complessa.






