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25 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 8:54
Non solo la malnutrizione, le malattie da acqua e cibo contaminati, e le ferite di guerra lasciate in eredità da due anni di bombardamenti israeliani. Nella clinica di Emergency di Al Qarara ora si curano anche le infezioni respiratorie dovute alla vita in tenda e al fumo del fuoco usato per scaldarsi. È la nuova, drammatica, quotidianità della popolazione della Striscia di Gaza, che a più di due mesi di cessate il fuoco sta affrontando l’inverno in campi sovraffollati, con rifugi di fortuna che cadono a pezzi, che affondano nel fango quando piove e vengono spazzati via quando c’è vento forte. Condizioni di vita al limite che ci restituiscono un’emergenza senza fine.
“Durante il primo cessate del fuoco – racconta la coordinatrice medica di Emergency, Marta Bergamaschi in un contributo video inviato al Fattoquotidiano.it – la popolazione di Gaza aveva lasciato quest’area centrale per ritornare nelle loro zone di origine. Questa volta, forse perché non si fidano abbastanza, non è successo e questa zona è quindi molto sovrappopolata”. Bergamaschi parla dalla clinica che l’ong ha aperto ad Al Qarara, nel governatorato di Khan Younis, dove lo staff cerca ogni giorno, anche in questi di festa, di rispondere al bisogni della popolazione. Esigenze che, nonostante l’attenzione globale su Gaza sia calata, restano enormi. Qui medici e infermieri si occupano di primo soccorso, assistenza di base, attività ambulatoriali e trasferimenti in altre strutture a 10mila persone. Un lavoro essenziale se si pensa che nella Striscia non esiste più un ospedale pienamente operativo. “Praticamente tutte le strutture che si occupavano di medicina di base non esistono più. E solo 18 ospedali su 36 risultano parzialmente funzionanti”.






