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17 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 7:50 del 17 Agosto

Lo incontro in Grecia ad Erikoussa (gli italiani la chiamano Merlera) una piccola isola fuori dalle rotte del turismo di massa che guarda il Canale d’Otranto. Capelli bianchi, viso abbronzato e un sorriso che disarma. Perché il sorriso di Alberto Maritati è senza compromessi, appartiene a chi è sceso negli inferi e ne è uscito illeso, è un sorriso senza rimpianti, né ripensamenti perché se fosse concessa una seconda vita, lui, la sua, la rifarebbe tutta uguale.

Il suo nome, specialmente per me che sono un cacciatore di storie di mare, è legato a quello di una nave, la Cavtat, la nave dei veleni. Così lo pronuncio, quasi lo sussurro, ed è come se il suo sguardo si fosse illuminato, mi prende sottobraccio, intuisce che sono curioso, e in un baleno entriamo nella sua piccola casa sul porto, qui si è avvolti subito dal colore ocra delle pietre, frammisto al bianco calce, dall’odore della vegetazione e, naturalmente, dall’azzurro del mare che è proprio lì davanti, come un dono.