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Ultimo aggiornamento: 13:34
E’ arrivato il momento di riconsiderare il significato dell’attentato dinamitardo subito da Pippo Baudo nella notte tra il 2 e il 3 novembre 1991: le conoscenze che abbiamo accumulato in questi trent’anni ci dovrebbero indurre a collocare quell’attentato all’interno della strategia terroristico-mafiosa che occupò la scena della Repubblica italiana tra il 1989 e il 1994, ipotecandone il futuro.
I fatti sono noti e rievocati da diverse penne all’indomani della scomparsa del grande mattatore: nella notte tra il 2 e 3 novembre 1991 la villa di Pippo Baudo sul litorale catanese a Santa Tecla saltò completamente in aria, nessun dubbio fin da allora sulla matrice dolosa del fatto e pochi sulla natura mafiosa del delitto. Negli anni seguenti si raggiunsero alcune certezze investigative: l’attentato fu ordinato da Cosa Nostra e organizzato dagli uomini di Nitto Santapaola, boss di Catania, uomo legato a Riina e come tale complice consapevole del piano di attacco frontale contro lo Stato messo a punto dai corleonesi (questo però fu chiaro anni dopo). Ma perché saltò in quel modo e in quel momento la villa di Pippo Baudo?
Già allora ci fu chi mise in relazione l’attentato con le parole pronunciate da Baudo contro la mafia durante una puntata del Maurizio Costanzo Show. Ma riflettendo sulle cronache del 1991, con le conoscenze di oggi, alcuni elementi fanno pensare a qualcosa di più che ad una punizione estemporanea contro un uomo diventato un fastidio per il preteso prestigio sociale di Cosa Nostra.
















