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18 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 13:34
E’ arrivato il momento di riconsiderare il significato dell’attentato dinamitardo subito da Pippo Baudo nella notte tra il 2 e il 3 novembre 1991: le conoscenze che abbiamo accumulato in questi trent’anni ci dovrebbero indurre a collocare quell’attentato all’interno della strategia terroristico-mafiosa che occupò la scena della Repubblica italiana tra il 1989 e il 1994, ipotecandone il futuro.
I fatti sono noti e rievocati da diverse penne all’indomani della scomparsa del grande mattatore: nella notte tra il 2 e 3 novembre 1991 la villa di Pippo Baudo sul litorale catanese a Santa Tecla saltò completamente in aria, nessun dubbio fin da allora sulla matrice dolosa del fatto e pochi sulla natura mafiosa del delitto. Negli anni seguenti si raggiunsero alcune certezze investigative: l’attentato fu ordinato da Cosa Nostra e organizzato dagli uomini di Nitto Santapaola, boss di Catania, uomo legato a Riina e come tale complice consapevole del piano di attacco frontale contro lo Stato messo a punto dai corleonesi (questo però fu chiaro anni dopo). Ma perché saltò in quel modo e in quel momento la villa di Pippo Baudo?















