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17 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 17:42
Di quella casa rimaneva ben poco: solo pezzi di muro e il tetto dell’ultimo piano, crollato e inclinato. È un sabato notte quello tra il 2 e il 3 novembre del 1991, quando a Santa Tecla, una frazione di Acireale, sembra essere scoppiata la guerra. “Hanno messo una bomba a casa di Pippo Baudo…è saltato tutto”, quasi urla una voce al centralino del 112. È in effetti di quel baglio affacciato sul mare di Catania era rimasto ben poco: i Vigili del Fuoco impiegano più di due ore per domare le fiamme divampate dopo l’esplosione. “Abbiamo trovato persino dei pezzi di miccia a lenta combustione… È stato un lavoro da professionisti: chi ha colpito, ha, colpito duro”, raccontava un ufficiale dei carabinieri a Valter Rizzo, autore della cronaca di quella notte sulle pagine de L’Unità. “Non ha certo l’aria di essere un avvertimento, piuttosto sembra una spedizione punitiva”, ragionava l’investigatore. Ma come una spedizione punitiva? Contro Pippo Baudo? Ma per punirlo di che cosa?
Passano poche ore e al centralino dell’agenzia Ansa a Palermo arriva una telefonata di rivendicazione. “Il presentatore di spettacoli di varietà televisivi Pippo Baudo può considerarsi un uomo fortunato. Agli industriali Vecchio e Rovetta, a Bicocca – nella sua città, alla periferia di Catania – necessità ci impose di riservare un destino ben peggiore. Gli consigliamo perciò di non distrarsi“. La voce senza inflessioni chiudeva così: “Firmato Falange Armata“.








