BELLUNO - Se il buongiorno si vede dal mattino, sarà un 2025 splendido per il turismo bellunese. E non sono solo le code sulla strada di Alemagna (talvolta per frana o cantieri, è vero, ma nelle ultime settimane anche per l’esodo vacanziero) o gli afflussi sui sentieri dolomitici a dimostrarlo. Parlano i dati.

Due volte, peraltro. Da una parte i numeri relativi al primo semestre dell’anno, che sono migliori a quelli peraltro già buonissimi di un anno fa. Dall’altra, le proiezioni sulla tassa di soggiorno, che individuano in quest’anno preolimpico il nuovo record di introiti: buona notizia quindi non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per i Comuni che possono sorridere nel vedere quanto incasseranno.

Intanto c’è la matematica, in questo caso la miglior alleata del turismo. Perché è vero - le Dolomiti saranno anche le montagne più belle del mondo - ma senza gente che arriva a vederle, a pernottare, a mangiare, a spendere soldi, non c’è business. E senza mercato, è difficile vivere di turismo. I numeri però raccontano di una provincia dolomitica quanto mai ricercata dai turisti. E quindi di un mercato fiorente. Le ultime rilevazioni Istat (seppur provvisorie, al momento) dicono che tra gennaio e giugno il Bellunese ha registrato 504mila arrivi e 1.752.000 presenze. Un dato eccezionale se si pensa che nello stesso periodo un anno fa gli arrivi si fermavano a quota 458mila e le presenze a 1.646.000. Significa un aumento del 10 per cento nel primo caso e del 6,5 nel secondo. E Belluno è la seconda provincia veneta per crescita turistica in questo avvio di 2025 (solo Rovigo fa meglio in termini percentuali, con numeri assoluti decisamente più contenuti), in un contesto regionale di leggera flessione: il totale infatti parla di una diminuzione di quasi l’1 per cento negli arrivi e addirittura del 2,3 nelle presenze.