Doveva essere l’estate della montagna, e così mediamente è stato, anche se con dei distinguo. Già dai primi dati sui flussi turistici si può dire che le previsioni sono state più o meno rispettate, con oltre il 15% di italiani che tra giugno e agosto – mancano ancora i dati di settembre – ha beneficiato del fresco delle terre alte.
L’aumento di arrivi (cioè di numero di turisti) e di presenze (ovvero di pernottamenti) non è stato però uniforme lungo tutto l’arco alpino, e neppure durante tutta l’estate. Di sicuro in quota è andata meglio che al mare, dove il caro-ombrellone ha tenuto i turisti più lontani dalla solita vacanza tutta bagni e spiaggia: «Non è un’estate straordinaria come quella del 2024 – ha dichiarato il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca –. Anche se il bilancio si farà alla fine della stagione con i dati conclusivi sui flussi turistici, il calo delle presenze, tra il 5 e il 10 per cento si rileva soprattutto nelle località balneari, quelle solitamente più frequentate. La montagna invece è andata mediamente bene».
Prezzi più alti, vacanza più corta
Cresce l’attrattività delle località montane, ma lievitano anche i prezzi. Un rovescio della medaglia non graditissimo con «rincari spesso ingiustificati» d’estate come d’inverno, come sottolineato a più riprese anche da Assoutenti. Per regalarsi la stessa vacanza dello scorso anno nelle destinazioni alpine o appenniniche quest’estate i turisti hanno dovuto sborsare mediamente il 7.2% in più, secondo uno studio di Jfc. Tanto, se raffrontato con l’andamento medio annuo dell’inflazione negli ultimi 12 mesi, pari all’1/1.5%.








