Icaccia americani che danno il commiato a Vladimir Putin scortando il suo aereo fino a quando lascia i cieli dell'Alaska sono l'ultimo degli onori resi da Donald Trump al leader del Cremlino, in un vertice che ha restituito alla Russia l'immagine di potenza degna di sedersi alla pari al tavolo dove si decide non solo del conflitto in Ucraina, ma anche di altre crisi globali e degli equilibri strategici.
E a Pechino potrebbe cominciare a serpeggiare qualche inquietudine. Sui media occidentali varie voci critiche hanno paventato una manipolazione del tycoon sul conflitto in corso da parte dell'ex ufficiale del Kgb, addestrato anche all'arte della persuasione.
Ma Trump è stato chiaro nel dire che questo primo colloquio fra presidenti dopo oltre quattro anni non serviva soltanto a porre fine alle ostilità, bensì anche a riallacciare i rapporti e garantire la sicurezza fra le due prime potenze nucleari del Pianeta. "E' bene quando due grandi potenze vanno d'accordo, specialmente quando sono potenze nucleari", ha sottolineato il presidente Usa in un'intervista a Fox News seguita ai negoziati.
E comunque si sa che obiettivo strategico della sua amministrazione è cercare di porre fine, o quanto meno rendere meno soffocante, l'abbraccio tra la Russia e la Cina, il vero rivale strategico degli Stati Uniti nei decenni a venire. A Mosca l'entusiasmo è palpabile. I media occidentali, ha commentato la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, "hanno parlato per tre anni dell'isolamento della Russia, e ora hanno visto il tappeto rosso con cui hanno accolto il presidente russo negli Stati Uniti".














