TORINO. È quasi un urlo, e arriva dai più importanti accademici globali. «Scriviamo con urgente preoccupazione per la crescente carestia a Gaza e per il piano del governo israeliano di concentrare i civili in una cosiddetta “città umanitaria”. In quanto esseri umani, economisti e scienziati, chiediamo l’immediata cessazione di qualsiasi politica che intensifichi la diffusione della fame. È chiaro che Hamas debba essere ritenuta responsabile per le atrocità del 7 ottobre e per la detenzione degli ostaggi. Tuttavia, ciò non esonera il governo israeliano — che controlla il flusso e la distribuzione degli aiuti — dalla propria responsabilità».
A firmare la lettera, il premio Nobel Daron Acemoglu, assieme ad altri ventidue colleghi, da Philippe Aghion a Joseph E. Stiglitz. «Nelle ultime settimane, il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite ha avvertito che quasi un terzo dei 2,1 milioni di residenti dell’enclave ha trascorso più giorni senza cibo – si legge nel documento –. La fame diffusa è documentata da consegne di aiuti insufficienti, testimonianze dirette dei gazawi e dall’aumento vertiginoso dei prezzi alimentari. Non solo l’ONU, ma anche il mercato segnala la carestia: i prezzi di mercato dei beni alimentari di base a Gaza sono oggi dieci volte superiori rispetto a tre mesi fa. Il crollo della distribuzione di aiuti dell’ONU e la sua sostituzione con la manciata di centri della Gaza Humanitarian Foundation (GHF), coordinati da Israele, hanno provocato un caos mortale: folle in preda al panico per le razioni scarse, con oltre un migliaio di morti o feriti nella corsa alla sopravvivenza. In risposta alle proteste internazionali, dal 26 luglio il governo israeliano ha consentito l’ingresso di più aiuti, ma in quantità ancora insufficiente e con una situazione sanitaria che rimane critica».













