Nel sostanziale “nulla di fatto” del dopo-summit di Anchorage, se emerge un unico territorio vincitore, quello è proprio l’Alaska. Magnetico e selvaggio ma anche poco popolato (740 mila abitanti per 1.717854 km2), il più esteso stato degli Usa ha svelato al mondo la sua centralità in una geopolitica resa liquida (anche) dai cambiamenti climatici che aprono nuove rotte e nuove economie. Cibo compreso: i pomodori rossi di Palmer, cittadina appena settanta chilometri a nord di Anchorage, sono testimoni di una nuova “corsa all’oro”, 130 anni dopo quella raccontata dalla penna di Jack London (Zanna Bianca, Il richiamo della foresta) e dalle tavole di Don Rosa (nella saga di Paperon De’ Paperoni) tra i fiumi Yukon e Klondike, sul filo della frontiera canadese. Difficile che Trump e Putin abbiano trovato il tempo di assaggiarli, ma poco importa.

Non solo terre rare, dunque, ma terre agricole e acque - di pesca e nuove rotte navali - che il cambiamento climatico in Alaska sta risvegliando dal freddo gelido del Grande Nord. Rotte che, sulla lunga distanza, toccano anche la Groenlandia, altro sogno tattico (in)confessato dell’amministrazione Trump, all’altro capo del circolo polare artico.

Anchorage (400mila abitanti e punta di testa dell’unica ferrovia dello Stato che si diparte verso l’interno) è una città ospitale: pronta ad affrontare i -36° d’inverno, figuriamoci un summit-lampo come quello ferragostano. Orgogliosamente alaskana e statunitense, tanto da inventare una sua versione della pizza che si chiama “49th State” (salsa rossa, carne di alce macinata, salsiccia di renna a fette, peperoni rossi arrostiti e “fresh mozzarella”): poco più di 17 dollari, nemmeno tanto in un Paese dove i pescatori di salmone più esperti arrivano a guadagnare anche 12mila dollari al mese. Intanto, grandi cartelli avvertono di un pericolo: “Invasive European green crab found in southeast Alaska”, ovvero il granchio verde europeo che tutto si mangia e che sembra un po’ il contrappasso del granchio blu americano che infesta le coste dell’Adriatico. Un altro granchio, quello reale, la fa da padrone a tavola: con salsa al burro generosissima, arriva a costare anche cento dollari in uno dei chioschi con cucina che si incontrano sulle distanze, lunghissime, delle strade che provano a collegare un territorio immenso. Più conveniente l’hamburger con carne di yak: poco sotto i 30 dollari, anche se il vertice di Anchorage verrà ricordato più per il pollo alla Kiev servito sui voli aerei partiti dalla Russia, ma nel recente passato non mancano aneddoti curiosi di un’Alaska avvezza a nutrire potentissimi capi di Stato. Il presidente cinese Xi Jinping vi fece tappa nel 2017, cenando a base di salmone reale e bisque di granchio di ritorno da un incontro con lo stesso Trump in Florida.