Ancora un fallimento nella tutela dell’ambiente e della salute umana: l’ennesimo tentativo di raggiungere un accordo internazionale sulla produzione e lo smaltimento della plastica è naufragato a Ginevra nelle prime ore del 15 agosto. Nonostante i tempi supplementari (la conferenza convocata dall’Onu sarebbe dovuta terminare entro giovedì) i 180 Paesi partecipanti non hanno trovato una intesa. Complice anche il meccanismo di voto: il consenso, che richiede una adesione al testo da parte di tutti i partecipanti ai negoziati e che ora viene messo in discussione. Se da un lato esalta il multilateralismo, dall’altro si sta rivelando uno strumento inefficace per deliberare su emergenze incombenti. E lo sei è visto anche nelle Conferenze delle parti sul clima.

Ma a pesare sono state soprattutto le distanze tra i due principali schieramenti. Obiettivo dell’appuntamento voluto dall’Onu (il sesto in meno di tre anni), era redigere un trattato che disciplinasse alcuni punti fondamentali: la riduzione dei livelli di produzione di plastica monouso, il divieto di alcune delle sostanze chimiche più nocive presenti nella plastica, la definizione di linee guida universali per la progettazione di prodotti in plastica e la garanzia di finanziamenti per queste iniziative.