MILANO Un modello esportabile da Milano alla Capitale, è l’idea vagheggiata dall’ex presidente della Commissione paesaggio del Comune Giuseppe Marinoni. Lo «spregiudicato faccendiere», così lo definiscono i pm che indagano su presunti abusi edilizi e connivenze nel mondo dell’urbanistica, progettava il grande salto. Lo scorso 31 luglio Marinoni è finito ai domiciliari, destinatario di una delle sei misure cautelari disposte dal gip Mattia Fiorentini, e solo quattro settimane prima inviava il seguente messaggio a Manfredi Catella, fondatore del gruppo immobiliare Coima: «Quando hai tempo una mezz’ora vorrei mostrarti la strategia su Roma. Simile a quella che ti ho mostrato su Milano». E Catella ringrazia.

La chat, tra le migliaia estrapolate dai telefoni degli indagati e depositate agli atti, per i pm sono il «segno allarmante che l’espansionismo “strategico” di Catella e anche di Marinoni, che vuole essergli al seguito, da Milano si è esteso pericolosamente anche al territorio di Roma», annotano nella memoria depositata al Tribunale del Riesame. Nel corso dell’ultimo anno Coima ha investito nella Capitale oltre 500 milioni di euro, sul fronte pubblico ha partecipato all’opera di riqualificazione dell’area delle ex caserme di via Guido Reni, nel quartiere Flaminio. La società si è aggiudicata la gara, poi annullata da Cdp, tuttavia le manovre di crescita di Catella secondo la Procura avrebbero destato l’interesse di Marinoni, pronto a sottoporgli la sua «strategia». Ispirata, stando all’accusa, al sistema Milano. Le quattromila pagine di messaggi telefonici, secondo i titolari dell’inchiesta, «dimostrano che fin dall’inizio del 2022 sia stato creato una sorta di “ufficio di coordinamento” extra-istituzionale riferito ai progetti Porta Romana, Valtellina Farini e Pirelli 39, destinato a riunirsi con cadenza periodica fissa, al quale hanno partecipato - probabilmente in modo del tutto informale - sia funzionari del Comune, sia funzionari di Coima». Con Catella sempre attivo ai massimi livelli, come si evince dalle conversazioni. Il 5 ottobre 2024 l’immobiliarista scrive al direttore generale del Comune Christian Malangone (non indagato): «Domani mattina ci vedremo nell’incontro programmato con Beppe», cioè Sala, sindaco di Milano. «Rispetto al Villaggio olimpico vi mando una traccia per l’ipotesi di comunicazione che riflette le possibili azioni per supportare il nostro passaggio di governance sui lavori soprattutto nell’interesse pubblico». Malangone è all’oscuro dell’incontro con il sindaco e resta un po’ spiazzato: «Ma io no l’ho in agenda. Vi vedete voi due?». Per i pm Catella «dà veri e propri ordini a Malangone e a Tancredi», l’ex assessore all’Urbanistica, «trasmettendo loro una bozza di comunicazione con oggetto il Villaggio olimpico che il Comune dovrebbe poi indirizzare a Coima, cioè lo stesso soggetto del quale Catella è amministratore».