I gravi indizi di corruzione dell’assessore all’Urbanistica di Milano, Giancarlo Tancredi, sostenuti dai pm e ravvisati dal gip il 31 luglio al momento di disporre gli arresti domiciliari, ci sono anche per i giudici del Tribunale del Riesame, ma non su singoli atti contrari ai doveri d’ufficio (art.319) nei quali peraltro non ha agito per interesse personale, bensì come corruzione di sistema, «corruzione per l’esercizio della funzione» a favore del privato (art.318) nella quale viene dunque riqualificata la sua imputazione: tuttavia le esigenze cautelari possono per il Tribunale essere ugualmente presidiate con una misura interdittiva (la sospensione per un anno dal lavoro di dirigente comunale al quale è tornato dopo essersi dimesso da assessore) anziché con gli arresti domiciliari ai quali si trovava.
Tancredi ieri è tornato quindi libero al pari dell’ex presidente della Commissione Paesaggio del Comune, Giuseppe Marinoni, e del manager di socio della J+S spa, Federico Pella, che però con Tancredi condividono il riqualificato concorso nella medesima corruzione per l’esercizio della funzione, e subiscono analoga interdizione da incarichi pubblici, dal fare l’architetto Marinoni e dall’avere cariche societarie Pella.













