I gravi indizi di corruzione dell’assessore all’Urbanistica di Milano, Giancarlo Tancredi, sostenuti dai pm e ravvisati dal gip il 31 luglio al momento di disporre gli arresti domiciliari, ci sono anche per i giudici del Tribunale del Riesame, ma non su singoli atti corruttivi (art.319) nei quali non ha agito per interesse personale, bensì come corruzione di sistema, «corruzione per l’esercizio della funzione» (art.318) nel quale viene dunque riqualificata la sua imputazione: tuttavia le esigenze cautelari possono per il Tribunale essere ugualmente presidiate con una misura interdittiva (la sospensione dal lavoro di dirigente comunale al quale è tornato dopo essersi dimesso da assessore) anziché con gli arresti domiciliari ai quali si trovava.