Se hanno ancora un senso le parole utilizzate negli atti giudiziari - come la memoria depositata martedì dalla Procura al Tribunale del Riesame per opporsi oggi ai ricorsi difensivi contro gli arresti il 31 luglio dell’assessore comunale all’Urbanistica Giancarlo Tancredi e dell’ex presidente della Commissione Paesaggio Giuseppe Marinoni - alcune di quelle parole devono pur corrispondere a una iscrizione nel registro degli indagati anche del direttore generale del Comune, Cristian Malangone, braccio destro del sindaco Beppe Sala, sindaco a sua volta indagato per le ipotesi induzione indebita su Marinoni e di falso nei conflitti di interessi non dichiarati per i pm dai componenti della Commissione Paesaggio. Scrivere infatti che «dalle chat Catella-Tancredi, Catella-Malangone e Catella-Sala il quadro generale delle condotte degli indagati assume autentico allarme sociale, in termini di mercimonio della funzione pubblica consumata dall’assessore Tancredi in sintonia con il segretario generale del Comune» Malangone, equivale a dichiarare la ragione del coinvolgere nell’inchiesta la figura del city manager del sindaco; lo fa laddove le pm Petruzzella e Siciliano propongono ai giudici del Riesame di agganciare proprio al rapporto con Malangone la pretesa persistenza delle esigenze cautelari di Tancredi anche dopo, e nonostante, le sue dimissioni da assessore e il suo ritorno a fare il dirigente a Palazzo Marino ma in un settore diverso dall’urbanistica.
Milano, anche Malangone nell'inchiesta urbanistica. I pm: «Il city manager di Sala si è speso per le pratiche legate a Catella». Oggi il riesame
Per la Procura Malangone e l'ex assessore Tancredi «si sono spesi attivamente per anni, influenzando sia gli uffici sottoposti all’assessore, sia la commissione Paesaggio». Oggi il Riesame










