Il Vesuvio da difendere dallo "scempio che è stato perpetrato in questi giorni".

Una terra 'ferita', un incendio "come quello di otto anni fa, di cui rimangono ancora dei segni, con la ragionevole certezza che si tratti di un incendio doloso".

Così il vescovo di Acerra, originario di Ercolano, monsignor Antonio Di Donna, nell'omelia nella Basilica di Santa Maria a Pugliano a Ercolano (Napoli) che all'alba ha concluso la novena della Madonna Assunta, patrona della città degli Scavi. "Dobbiamo essere grati a tutte le forze che si sono mobilitate in questi giorni per spegnere l'incendio, uno sforzo straordinario. A loro va la nostra gratitudine e pregherei il commissario prefettizio (Dario Caputo, seduto in prima fila, ndr) di trasmettere questa gratitudine al signor Prefetto in particolare".

Una storia che purtroppo si ripete. Come il 14 agosto del 2017 dall'altare levò il grido di condanna contro chi aveva mandato in rovina ettari ed ettari di verde, stamane ha detto a voce alta "Criminali! Disonesti! perché non sono commettono un reato e le leggi sono ancora deboli a mio parere, ancora deboli gli strumenti per affrontare queste tragedie. Un disastro ambientale e io, come sapete, ne so qualcosa. Ma non è solo un reato, è peccato gravissimo contro il Creato. La terra è di Dio, la terra non è nostra. Quale mondo vogliamo lasciare a chi viene dopo di noi? Saremo giudicati come la generazione egoista, malvagia che ha saccheggiato la terra e ha lasciato poco o nulla alle generazioni che verranno".