A Terzigno e lungo le pendici del Vesuvio il fumo è tornato a oscurare il cielo. Cinquecento ettari di vegetazione in cenere, un fronte di fuoco di tre chilometri e intere comunità costrette a passare la notte all’aperto. L’incendio divampa dalla Riserva integrale del Tirone e, come nel 2017, si sospetta la mano dell’uomo.

Roberto Saviano, intervistato da La Stampa, non ha dubbi sull’origine: "La storia ci racconta che sì, in genere quando ci sono diversi incendi ravvicinati la regia è unica". Secondo lo scrittore non si tratta di piromani mossi da pulsioni patologiche, ma di un disegno criminale che coinvolge direttamente i comuni dell’area. "L’Ente Vesuvio è legato al territorio, di cui fanno parte le amministrazioni di 13 comuni. Bisogna capire ancora bene come sono avvenuti questi roghi, ma ad ascoltare la dinamica che hanno riferito i vigili del fuoco sembrano assolutamente di natura dolosa".

Non si brucia per costruire, aggiunge Saviano, né per ottenere appalti di rimboschimento o creare nuove discariche. Il movente a suo giudizio è un altro: "Confermato il rogo doloso, la risposta è semplice: sono roghi estorsivi. Bruciano il Vesuvio per mandare messaggi a tutti i sindaci e assessori dell’Ente Vesuvio. Il messaggio è evidente: Sono arrivati i soldi del Pnrr, voi li avete dati solo ai vostri amici e ve li siete mangiati quindi si brucia il Vesuvio fin quando non arrivano anche a noi", afferma.