Salute mentale, teoria e pratica. Nel nuovo piano sociosanitario regionale, di prossima approvazione, a questo tema è dedicato un capitolo ad hoc: la dimostrazione di una attenzione crescente, di per sé meritevole, in linea con l’aumento della domanda. Nel presente, le associazioni piemontesi attive nel settore della salute mentale e della promozione della salute segnalano al difensore civico che, nonostante una delibera del Consiglio regionale, da quasi otto anni non possono accedere liberamente alle strutture per controllare la gestione e le cure somministrate. Una contraddizione in termini, che a quanto pare si perpetua e che la Regione dovrebbe risolvere: sciogliere i vecchi nodi è il primo passo per guardare oltre.
La legge regionale del 2018
Come fanno presente le associazioni nella lettera al difensore civico, nel 2018 il Consiglio regionale approvò la legge n.4: stabilisce che i rappresentanti delle Associazioni di tutela di familiari e pazienti degli ospiti delle strutture psichiatriche territoriali possono accedere «in modo libero e senza necessitare di alcuna autorizzazione o avviso». L’unico requisito di legittimazione all’accesso era l’iscrizione ad un istituendo, all’epoca, Albo regionale delle Associazioni interessate “sulla scorta di criteri e modalità da individuare con delibera dalla Giunta regionale nel termine di sessanta giorni dalla pubblicazione della legge”. Dopo oltre 3 anni, la giunta regionale approvò la Riforma del sistema della residenzialità psichiatrica in Piemonte disponendo, tra le altre azioni, la creazione dell’elenco delle associazioni di utenti e familiari.







