L’Italia è famosa per i metodi tradizionali di conservazione degli alimenti, tramandati per generazioni. Questa pratica, che un tempo ha permesso la conservazione domestica dei cibi, potrebbe essere alla base della diffusione del botulismo

Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del San Martino

Nelle ultime settimane ci sono stati due focolai di botulino, uno in Calabria che ha provocato due vittime e oltre 12 ricoveri in prognosi riservata e uno in Sardegna con un terzo decesso. I soggetti colpiti avevano consumato conserve sott’olio acquistate in chioschi per strada o in sagre locali. Non è possibile stabilire, al momento, se si tratti di problemi nella preparazione o nella conservazione di questi alimenti. Occorre però fare alcune considerazioni sul botulino perché l’Italia si colloca tra i Paesi europei con il più alto numero di intossicazioni. L’Istituto Superiore di Sanità (ISS), ha monitorato il periodo 2001-2020, nel corso del quale in Italia ci sono stati 452 casi confermati. Il tasso di mortalità è stato piuttosto contenuto, con 14 decessi in totale e un tasso di letalità medio del 3,1%.

Ogni anno, in media, ci sono stati 22 casi confermati. Le statistiche offrono anche alcune spiegazioni sul perché il nostro Paese sia così esposto. L’Italia è famosa per i suoi metodi tradizionali di conservazione degli alimenti, che sono stati tramandati per generazioni. Questa pratica, che un tempo ha permesso la conservazione domestica dei cibi, potrebbe essere alla base della diffusione del botulismo. Già nei primi anni del Novecento l’introduzione delle tecniche di conservazione domestica ha portato a un incremento dei casi di botulismo, spingendo le autorità dell’epoca a sviluppare studi avanzati sulla termo-batteriologia e la tecnologia alimentare. Questi studi hanno in parte contribuito a migliorare la sicurezza nell'industria conserviera ma la tradizione persiste, e con essa il rischio.