La periferia dell’Europa è diventata la zona di comfort degli investitori. Almeno per i titoli di Stato, perché i professionisti del risparmio affermano di preferire le obbligazioni governative dei Paesi del Sud Europa, quelli che ai tempi della crisi dei debiti pubblici erano stati definiti, appunto, come periferia europea, in contrapposizione con il centro (core) dell’Unione europea, formato da Germania e Francia.

La periferia è più ambita

Le emissioni governative italiane e, soprattutto, quelle spagnole e greche, offrono ora il giusto mix di rischio-rendimento, grazie al miglioramento dei conti statali e del rapporto tra il debito pubblico e la crescita economica, che fanno da supporto. Viceversa, i bond governativi tedeschi appaiono un po’ cari, anche in vista dell’ingente piano di spesa elaborato dall’esecutivo del Cancelliere Friedrich Merz. Sulle durate delle obbligazioni più opportune, il consenso è divergente. Ales Koutny, Head of international rates di Vanguard, ritiene che sia meglio posizionarsi su titoli con scadenze brevi o medie, tra i due e i sette anni, perché ci possono essere sorprese dall’inflazione per via dei costi dell’energia.

Scegliere la durata

Il rischio di inflazione, infatti, è la principale controindicazione per le obbligazioni già scambiate in Borsa, in proporzione alla durata. Un incremento del carovita - e di conseguenza dei tassi di interesse - renderebbe i titoli in circolazione meno appetibili a fronte di nuove emissioni con cedole in aumento. Antonio Serpico di Neuberger Bergman, invece, si allunga oltre il medio periodo: «Crediamo che la fascia tra i dieci e i quindici anni sia la più interessante, perché la curva dei rendimenti ha ritrovato una buona pendenza negli ultimi dodici mesi e assicura un ottimo rolldown».