Ci mancava solo il pianto sul Muro. Un lamento spray, comparso ieri mattina sul più sacro dei luoghi nella Gerusalemme ebraica: «C’è un Olocausto a Gaza», hanno scritto nella zona più defilata, riservata ai fedeli provenienti da tutto il mondo. Il sospetto graffitaro è stato subito arrestato. E senza se e senza ma, da destra e da sinistra, non c’è chi non condanni l’inaudita profanazione: il Muro del Pianto «non è un luogo dove esprimere la protesta», tuona il rabbino Shmuel Rabinovitch.