Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

11 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 8:00

E’ ormai un dato di fatto: gli appartenenti alle Forze di Polizia che operano nelle strade hanno in dotazione strumenti e protezioni anche legali, mentre gli agenti di Polizia penitenziaria che operano nelle carceri sono disarmati di tutto e pagano in prima persona le conseguenze delle innumerevoli conflittualità-contraddizioni del sistema, comprese quelle intestine all’Amministrazione penitenziaria centrale – il Dap – per l’accaparramento delle poltrone più remunerative.

E’ però il cannibalismo burocratico fatto di ritardi e di disposizioni inattuabili da parte di un centro che non comprende più quello che accade nelle proprie diramazioni (le carceri) ciò che sta disarmando anche moralmente la Polizia penitenziaria, perché gli istituti penitenziari sono oggi un coacervo di traffici (sostanze e telefonini) controllati dalle criminalità, di armi rudimentali, di aggressioni tra le etnie e verso il personale e di gravissime carenze sanitarie (nei confronti di tossicodipendenti, malati cronici e affetti da patologie psichiatriche) che chi dispone di un bagaglio di pochi mesi di formazione (quattro mesi, al momento, per diventare agente), con una carenza media degli organici del 25% in ogni sede, non può né prevenire né contrastare.