In settimana la Bbc ha pubblicato sul proprio sito Internet una ricetta della pasta cacio e pepe che ha scatenato il putiferio. Quattro ingredienti invece di tre: spaghetti, pepe, parmigiano e burro. E il parmigiano al posto del pecorino. Roba da far drizzare i capelli in testa a chiunque abbia un minimo di familiarità con la vera cucina italiana. Non a caso, lo strafalcione gastronomico ha provocato una levata di scudi da parte dei ristoratori e delle associazioni di categoria italiane. Con la richiesta formale di rettifica e l’intervento, simbolico ma efficace del corpo diplomatico. Non bastasse il caso internazionale ci si è messo pure il professor Alessandro Barbero, storico, saggista e personaggio pubblico, apprezzato soprattutto a sinistra, che ha rilanciato sui social media un’intervista rilasciata lo scorso anno al Gambero Rosso, durante il festival gastronomico Baccanale di Imola. «Una cucina nazionale italiana non esiste», disse il docente ex Pci, «esiste solo fra gli italo americani i quali mangiano spaghetti with meatballs e gli americani credono che quella sia la cucina italiana». Salvo ammettere, nell’intervista, che «la nostra cucina è un insieme di innumerevoli cucine» regionali e locali. Ma questa aggiunta Barbero non l’ha condivisa sui social. Chissà perché. Resta il fatto che a differenza di vegetali, formaggi, salumi e insaccati che possono mettere in campo la difesa delle Denominazioni d’origine protette (Dop) e delle Indicazioni geografiche protette (Igp), le ricette caratteristiche della nostra tradizione alimentare non hanno alcuna tutela efficace. E al momento chiunque, in ogni parte del mondo, può scimmiottarle e modificarle a piacere. Salvo fare una pessima figura, com’è accaduto alla Bbc.