L’acqua del Po è già finita tutta in mare. Ed è un problema, soprattutto se si analizzano i dati di Arpa Piemonte relativi all’andamento climatico in provincia di Cuneo negli ultimi mesi. Numeri che offrono il quadro di un equilibrio idrico sempre più precario anche in un territorio contornato da valli e montagne. Dopo un 2024 da record per le precipitazioni, il più piovoso degli ultimi settant’anni sul bacino del Po (mai così tanta acqua era passata negli ultimi 70 anni sotto il Ponte della Becca, dove il Po esce dal Piemonte), con 1.525 millimetri complessivi e un surplus del 40-60% anche sulla pianura cuneese, il 2025 sta già mostrando come poche settimane di caldo e assenza di pioggia possano cambiare il quadro. Lo scorso anno, mesi eccezionalmente piovosi come febbraio, marzo, maggio e ottobre avevano ricaricato le falde e garantito scorte all’inizio dell’inverno, nonostante un innevamento dimezzato rispetto alla norma. Il primo semestre del 2025 si è aperto favorevolmente, ma giugno ha segnato una brusca inversione. In Piemonte sono caduti in media appena 52 millimetri di pioggia, il 46% in meno della norma, e il Cuneese non ha fatto eccezione. Sul Tanaro, a Farigliano, la portata media è crollata del 70% rispetto alla media storica; sul Po a San Sebastiano, sempre dai dati di Arpa, il calo è stato del 42%. Alla chiusura del bacino piemontese, a Isola Sant’Antonio, il deficit è risultato del 19%. A pesare non è stata solo la scarsità di precipitazioni: giugno 2025 è stato il secondo più caldo dal 1958, con un’anomalia di +3,3°C. Temperature così elevate accelerano l’evaporazione e aumentano i consumi idrici, spingendo gli indici di siccità mensili verso valori negativi anche nel Cuneese, pur in un contesto regionale ancora di «normalità» su periodi di tre, sei e dodici mesi grazie alle abbondanti piogge di aprile e del 2024. La falda superficiale in provincia mantiene livelli superiori alla media storica, ma con una lieve tendenza all’abbassamento. Il risultato è che gran parte dell’acqua accumulata nei mesi umidi è già transitata verso il mare, mentre il fabbisogno agricolo e turistico entra nel suo momento di picco. È la dinamica tipica di un clima che alterna estremi: a piogge eccezionali seguono periodi caldi e asciutti che, anche con un bilancio annuale positivo, possono riportare in poche settimane il rischio siccità. Per il Cuneese la sfida è trattenere più a lungo l’acqua nei periodi di abbondanza, con sistemi di stoccaggio e gestione più flessibili. Perché, come dimostrano i dati di Arpa, non basta più dire che ha piovuto «a sufficienza»: senza una strategia di lungo periodo, l’acqua del Po continuerà a scorrere via troppo in fretta. Se ne stanno accorgendo gli agricoltori in pianura, costretti a ricorrere all’irrigazione per salvaguardare la salute e la crescita del mais, ma anche i margari in alta montagna dove, accanto a fonti che zampillano regolarmente, ci sono pascoli dai 2.000 metri in su, con erba secca come fosse settembre. E, ancora più in alto, preoccupa la scarsità di neve. Quella abbondante di primavera è già sciolta mentre la carenza di precipitazioni nei mesi di novembre e dicembre ha fatto sì che la neve presente al suolo a fine 2024 fosse pressoché ovunque meno della metà rispetto alla norma climatica del periodo.
Quella del Po è finita tutta in mare e ora manca. Il paradosso dell’acqua a Nordovest
Il primi mesi del 2025 sono stati positivi per le precipitazioni ma giugno ha segnato un’inversione. Con le alte temperature di queste settimane e la carenza d…






