VENEZIA - Gli episodi di microcriminalità, tra la Calle del Traghetto e Campo San Tomà, sono da alcune settimane all’ordine del giorno. Borseggiatori, clochard con cani rubati (un Beagle e un Yorkshire Terrier gli ultimi avvistati), una vetrina di un esercente rotta e il furto di un cellulare in un locale con serranda abbassata.

La gente ha paura e spesso non interviene. Ma c’è chi non riesce a restare fermo e impassibile, nemmeno davanti all’aggressione subita da Cristian Tosi, il tabaccaio colpito al volto l’altra mattina da un giovane straniero, probabilmente sudamericano, per un pagamento con bancomat non andato a buon fine. L’aggressore è un giovane di corporatura media, capelli corti castano scuro, vestito con un completo sportivo estivo in tessuto leggero di colore azzurro sfumato, camicia a maniche corte e pantaloncini coordinati con la scritta ”Amour” visibile sul lato e scarpe sportive nere. Indossava un borsello nero a tracolla e teneva in mano un cellulare scuro, con cover dotata di anello metallico.

A proteggere Cristian sono state tre donne: la mamma, “Niki” e “Betti”, queste ultime commercianti. «Sono uscita fuori dal mio locale – racconta Nikita Curmei – quando hanno iniziato a parlare forte e ad alta voce sia la mamma di Cristian che questo ragazzo. Ero lì in quel momento. Quando il ragazzo straniero ha preso la mamma di Cristian e la trascinava con forza fino davanti a me. Cristian è uscito per difendere la mamma. Lo straniero ha iniziato a dare pugni a Cristian, sul volto. Una volta, poi un’altra volta. Cristian si è appoggiato al muro e poi l’ho visto che era a terra disteso. Poi il giovane ha ricominciato ad aggredire la mamma. A quel punto gli ho strizzato le parti intime per fermarlo. Lui continuava a insultare. Poco dopo è arrivata “Betti”. Il giovane si muoveva come per dare anche a lei degli spintoni e le ha detto “ragazza calmati”. Lei lo ha anche inseguito. Noi siamo rimasti lì. Un signore ha chiamato la Polizia, un altro i Carabinieri. Ci hanno messo circa quindici minuti ad arrivare. Poi è arrivata l’ambulanza».