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Israele ha approvato un piano per svuotare e occupare stabilmente la città di Gaza, la più grande della Striscia, dove vivono attualmente circa 800mila persone. Gaza City, come viene chiamata in inglese, in questi due anni è stata molto bombardata e parzialmente distrutta. Parti della città erano state oggetto di operazioni militari di terra dell’esercito israeliano e nei primi mesi di guerra circa la metà della sua popolazione l’aveva abbandonata.
Ma in molti sono tornati durante il cessate il fuoco durato fra gennaio e marzo del 2025. Oggi ci vivono più persone di prima della guerra, soprattutto nei quartieri meridionali e verso il mare, negli ultimi mesi bombardati meno degli altri e fino a oggi non oggetto di ordini di evacuazione da parte dell’esercito israeliano.
Il piano per l’occupazione della città di Gaza è un ulteriore sviluppo drammatico nella guerra, non solo per il numero di civili coinvolti, ma anche perché la città è la più importante, antica e sviluppata fra quelle della Striscia. Lì c’è l’unico porto, molte delle sedi delle organizzazioni internazionali, università, ospedali, centri culturali e teatri.
L’area dove oggi c’è Gaza City è abitata da oltre 4.000 anni, e la città di Gaza esiste dal 1.500 avanti Cristo. Il porto era attivo e importante già in epoca romana, ma il centro storico, la Città Vecchia, sorge in cima a una bassa collina a circa tre chilometri dalla costa. Intorno a quel nucleo è cresciuta una città che oggi occupa 45 chilometri quadrati ed è divisa in 14 distretti (o quartieri). È normalmente amministrata da un consiglio comunale composto da 14 membri, tutti o quasi esponenti locali di Hamas: dall’inizio della guerra tutti gli organi di autogoverno palestinese sono molto limitati.








