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Dopo che gli Stati Uniti distrussero le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki usando due bombe atomiche, nell’agosto del 1945, per molti statunitensi non fu chiaro esattamente cosa fosse successo. Erano le prime atomiche a essere usate: non c’erano precedenti e nemmeno informazioni su cosa significasse essere l’obiettivo di un bombardamento di quel tipo. Poi nell’agosto del 1946 un giovane giornalista americano, John Hersey, pubblicò un lungo reportage dal titolo Hiroshima, che raccontava per la prima volta il bombardamento dalla prospettiva di sei sopravvissuti. Negli Stati Uniti ebbe un successo enorme e contribuì a chiarire la portata della distruzione.
Per molti americani, le bombe atomiche erano servite ad accelerare la fine della Seconda guerra mondiale, e questo faceva sì che in generale la loro opinione fosse molto positiva: un sondaggio fatto negli Stati Uniti alla fine della guerra mostrò che l’85 per cento degli intervistati sosteneva che bombardare le due città fosse stata una cosa buona.
Ottenere informazioni affidabili su quello che era successo era molto complicato: il governo statunitense controllava ormai il Giappone e non permetteva ai giornalisti giapponesi di pubblicare articoli per raccontare la situazione nelle due città. I rari giornalisti statunitensi a cui veniva consentito di visitarle lo facevano per lo più senza essere liberi di scegliere cosa vedere e cosa scrivere: ci andavano scortati dall’esercito e spesso evitavano di raccontare cose che dessero fastidio al governo.












