Il "Ragazzino", Little Boy, scivolò dal cielo alle 8.15 del 6 agosto 1945 e in pochissimi secondi sotto, a Hiroshima, non rimasero in vita e in piedi niente e nessuno: non case, non persone, non alberi, non animali. La prima bomba atomica era esplosa, non si conoscevano gli effetti, si sapeva però che era l'arma più potente mai usata, che avrebbe piegato la resistenza del Giappone e posto fine alla seconda guerra mondiale. Il presidente degli Usa Henry Truman pochi giorni prima aveva annunciato "una pioggia di rovine dal cielo" e aveva minacciato la "completa distruzione" se non avesse ricevuto la resa incondizionata.

Truman giocava sul sicuro, gli avevano appena comunicato che l'esperimento nucleare nel deserto del Nuovo Messico era riuscito: «Il bambino è nato felicemente» riferiva il telegramma. Il Progetto Manhattan era concluso, ci avevano lavorato 120mila persone ed era costato 1400 milioni di dollari sotto la direzione scientifica di Robert Oppenheimer. L'ordigno superava largamente i calcoli di fisica teorica, la sua potenza non era calcolabile. Era presente un cronista del New York Times, telegrafò al giornale: "Una luce non di questo mondo, la luce di molti soli in uno. Un'alba che il mondo non ha mai visto".