Il 6 agosto 1945, “Little Boy” devasta Hiroshima; qualche giorno più tardi, il 9, “Fat Man” annienta Nagasaki: le bombe nucleari sganciate sulle cittadine giapponesi 80 anni fa costituiscono ancora oggi uno dei momenti più bui mai vissuti dall’umanità. Da allora, bombe all’uranio o al plutonio non ne sono più state lanciate, ma il possesso di armi nucleari ha comunque assunto un ruolo di potente strumento di deterrenza e pressione politica. Anche in questi ormai quasi 4 anni di guerra tra Russia e Ucraina, Putin e il suo establishment hanno ripreso a usare con forza e frequenza la retorica della minaccia nucleare proprio come parte integrante di una strategia di deterrenza e pressione politica per arginare le iniziative di Europa e Stati Uniti.
In questo modo, tra l’altro, si è alzato anche lo stato di allarme nell’intero Occidente e, su questo, l’opinione pubblica di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della Provincia autonoma di Trento non fa eccezione. Secondo le analisi di Demos per l’Osservatorio sul Nordest del Gazzettino, infatti, è complessivamente il 70% degli intervistati a dichiararsi molto (42%) o abbastanza (28%) preoccupato che vengano utilizzati ordigni nucleari nei prossimi mesi.






