Quando la prima atomica distrusse Hiroshima la mattina del 6 agosto 1945 il mondo diede una prova colossale della propria incapacità di capire subito i grandi eventi che mutano la sua storia. Non è nuovo che gli uomini "non sanno quello che si fanno", e che le culture siano impreparate a comprendere immediatamente il significato e le conseguenze delle grandi scoperte e delle loro prime applicazioni. Ma il passaggio dal pre-nucleare al nucleare, cioè la più grande rivoluzione mai avvenuta in ordine alla questione principale della guerra e della pace, venne accompagnato da una "sordità" senza precedenti. Nessuno percepì cosa significasse quel preciso momento per il futuro del genere umano.
La censura militare, la necessità di non dire subito perché la decisione era stata presa, la scarsità delle informazioni sulla qualità della bomba, sono certo alla base dell'incapacità del mondo di capire la portata dell'evento. Si dovrà attendere la pubblicazione dell'United States Strategic Bombing Survey, molto tempo dopo, per sapere che la bomba di Hiroshima era all'uranio 235, quella lanciata tre giorni dopo a Nagasaki era al plutonio, e che in entrambi i casi "nell'istante dell'esplosione si sviluppò energia sotto forma di luce, calore, radiazioni a pressione"; che "la completa banda di radiazioni dei raggi X e gamma, attraverso gli ultravioletti e i raggi visibili, al calore radiante dei raggi infrarossi, viaggiò alla velocità della luce..."; che "la durata della vampa fu soltanto una frazione di secondo, ma sufficiente per causare scottature di terzo grado all'epidermide umana alla distanza di un miglio, e per carbonizzare i cadaveri in modo tale da distruggerne ogni traccia nell'immediata vicinanza della quota zero, cioè il punto del suolo immediatamente sotto l'esplosione". Tuttavia, i dati principali circolarono subito salvo sui giornali giapponesi: si seppe che l' esplosione era nucleare, che aveva compiuto due massacri eccezionali. Ma ciò non bastò per intendere il vero significato del bombardamento.











