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Ultimo aggiornamento: 7:40
Uscita dal progetto Manhattan, il 6 agosto 1945 esplode a Hiroshima la bomba nucleare compiendo la sua opera di sterminio e distruzione. Ai lati dell’ordigno è collocato come materiale fissile (in grado di indurre l’esplosione) l’Uranio 235. L’esito è spaventoso e mai visto prima. Il centro della città è raso al suolo. Il punto di caduta dell’ordigno è ora sede del Memoriale della pace di Hiroshima e là, dove sorgeva il vecchio borgo, c’è ora un parco.
Tre giorni dopo, alle 11,02, è lanciata su Nagasaki un’altra bomba, di natura leggermente diversa con materiale fissile Plutonio 239 posto al centro dell’ordigno. Si stima che le due esplosioni abbiano provocato circa 210.000 morti e 150.000 feriti. La disintegrazione dei corpi e le morti prodotte nel tempo dalle radiazioni non hanno permesso di fornire un computo esatto sugli effetti di questo sterminio.
Da dove arriva questa nuova tecnologia in grado di far sparire l’intera umanità e di rendere la terra un luogo inabitabile? Senz’altro il salto in avanti è prodotto negli anni Venti del Novecento dalla fisica quantistica che studia i fenomeni di piccolissima scala legata agli atomi e alle molecole. Protagonisti di questa stagione sono il danese Nils Bohr e il tedesco (poi premio Nobel) Werner Heisenberg. È in questo momento che si forma in Europa, tra il Cavendish Laboratory di Cambridge e Göttingen in Germania, l’uomo che sarà a capo nel 1943 del progetto Manhattan: Robert Oppenheimer. Si tratta di uno scienziato dotato di notevoli capacità intuitive e apprezzabili qualità manageriali dal momento che la struttura di cui è capo, nell’isolata sede di Los Alamos nel New Mexico, arriva a impiegare 6.000 persone nell’estate del 1945 con una ricaduta su altre 200.000 per l’esorbitante spesa di 2,2 miliardi di dollari.












