In Europa, l’accordo sui dazi con gli Stati Uniti ha provocato reazioni in prevalenza negative e grande inquietudine che cresce a ogni reiterazione di linea dura da parte americana. Destinataria di vivaci critiche è soprattutto la Commissione europea, in prima linea nel negoziato. Vediamo susseguirsi commenti, prese di posizione; non mancano le inevitabili scaltrezze e naturalmente, le elaborate analisi, anche di prospettiva. Considerata la loro varietà e quantità, non c’è molto da aggiungere, ma qualche riflessione di sintesi può giovare a focalizzare i profili più centrali per aiutare a comprendere meglio la situazione.
Il punto fondamentale è che il contenuto esatto dell’accordo continua a non essere noto. Ci sono gli elementi che conosciamo: dazi al 15% per le merci (salvo alcune più colpite e altre che fruiranno di esenzioni) e impegni europei con gli Usa per acquisti e investimenti. Per il resto, si rilevano parecchie differenze nelle narrative delle due controparti e circolano tante deduzioni e congetture. Siamo ancora di fronte a un’intesa di cui ignoriamo i dettagli che sono quanto mai essenziali, considerata la materia. Una fluidità pesante che si ripercuote sulle imprese attive negli scambi transatlantici, complicando i programmi aziendali per il prossimo futuro.









