Salvi i formaggi duri, a partire dal re dell’export “sua maestà” il Parmigiano reggiano. In buona compagnia del Grana Padano, del pecorino sardo e romano, del Montasio e del Nostrano Valtrompia. Insomma, la spunta la pasta alla carbonara, ma è pollice verso per la pizza con mozzarella filante. Superato lo scoglio dell’accordo quadro tra Washington e Bruxelles, la partita dei dazi va avanti senza sosta. Stavolta però il grosso del match si disputa bilateralmente, l’amministrazione Trump da un lato e le singole cancellerie europee dall’altro. Nel mezzo la lista delle “eccezioni”, vale a dire l’elenco dei prodotti destinati ad esser graziati dalla mannaia dei rialzi alla dogane fissati al 15% tra i campi di golf di Turnberry. Con acciaio, alluminio e rame rimasti fuori dall’intesa siglata da The Donald e Ursula von der Leyen, e che continuano ad essere falcidiati da un balzello del 50%.
Per il resto, le trattative vanno avanti serrate, tanto che le rotte commerciali che si incrociano tra le due sponde dell’Oceano assomigliano a un gran bazar. Silenzioso però, visto che la partita è delicatissima e interi comparti rischiano di restare col cerino in mano. Con tutti i contraccolpi del caso.













