MONTEBELLUNA (TREVISO) - Niccolò Martini, 34 anni, è morto ieri mattina, prima delle 6, a causa del fumo inalato nell’abitazione che stava occupando abusivamente e che all’alba ha preso fuoco. Il suo cadavere è stato rinvenuto in una stanza al primo piano di una villetta disabitata a Montebelluna, in un quartiere residenziale tra i più ambiti. Tra i detriti carbonizzati, i carabinieri e i tecnici dei vigili del fuoco hanno trovato mozziconi di sigaretta e bottiglie di alcolici, ma per chiarire quale sia stato l’innesco dell’incendio è stata aperta un’inchiesta per incendio colposo e la procura disporrà un’autopsia sulla salma. Non si esclude che l’abitazione sia stata frequentata anche da altri soggetti, anche se i carabinieri sono certi che quella notte il 34enne si trovasse da solo.

Martini, che all’anagrafe risulta ancora residente a Pederobba, era sposato con una donna brasiliana, aveva una figlia e lavorava occasionalmente in un supermercato. Di fatto, da diversi mesi era senza dimora, con precedenti per reati contro il patrimonio. A dare l’allarme sono stati i vicini, che l’avevano già incontrato in passato, ma che non sapevano della sua condizione disperata.

I primi cinque vigili del fuoco, arrivati in via Col Moschin dopo la chiamata di un vicino hanno trovato l’abitazione avvolta in una densa coltre di fumo. In salotto, lunghe lingue di fuoco fuoriuscivano dalle finestre scoppiate. I mobili erano già stati carbonizzati, ma l’incendio era scaturito da poco. Prima di estinguere le fiamme, il caposquadra ha dato ordine di perlustrare la casa: il segnalatore aveva avvisato i soccorritori che all’interno avrebbero potuto trovare qualcuno, anche se l’edificio era chiuso e privo di utenze da almeno cinque anni. E infatti al primo piano, all’interno di una cameretta, hanno trovato Niccolò, esanime. Lo hanno sollevato e portato fuori di corsa, consegnandolo alle cure del medico e degli infermieri del Suem, accorsi dall’ospedale San Valentino, che dista non più di trecento metri. I sanitari hanno provato a rianimarlo, ma le abbondanti inalazioni dovute al fumo lo avevano già ucciso. «Siamo stati allertati intorno alle 6.35 per un incendio all’interno di una casa disabitata. Una volta arrivati sul posto, abbiamo trovato l’abitazione invasa dalle fiamme e dal fumo. Sul posto c’era una persona che ci ha riferito che all’interno poteva esserci qualcuno - racconta il caposquadra Giuliano Carniello. - Abbiamo sfondato la porta, siamo entrati e abbiamo trovato una persona al piano superiore, all’interno di una delle camere. Non respirava. L’abbiamo subito portato fuori e abbiamo iniziato le manovre di rianimazione cardiopolmonare». Per Niccolò non c’è stato nulla da fare.