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Entrando dall’Italia su Pornhub, la più grande piattaforma di video porno al mondo, al momento ci si trova davanti a una schermata che dice che il sito è per adulti e contiene materiale soggetto a restrizioni di età, e chiede di confermare di avere almeno 18 anni oppure di uscire. Nulla però ha finora impedito ai minorenni di cliccare sulla prima opzione e spacciarsi per maggiorenne, accedendo immediatamente a milioni di video porno, a meno che i loro genitori non avessero impostato un apposito filtro.

Entrare su questi siti – ma anche su molti siti di scommesse o che vendono alcolici, armi o tabacco – è insomma molto semplice. Negli ultimi anni, però, molti politici (a destra ma non solo) hanno cominciato a spingere per l’introduzione di sistemi per la verifica dell’età online, in modo da escludere effettivamente i minorenni da questi siti e «proteggerli». Nel Regno Unito una legge di questo tipo è in vigore dalla scorsa settimana, ma le modalità con cui è stata introdotta hanno creato molto caos, tanto che sono diventati inaccessibili senza la verifica della maggiore età siti che contengono informazioni sulla guerra a Gaza o in Ucraina, o su come gestire il ciclo mestruale. Spotify, addirittura, ha cominciato a chiedere la verifica dell’età per poter ascoltare alcune canzoni rap o heavy metal.