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Dal 12 novembre chi vorrà accedere dall’Italia a decine dei siti porno più visitati dovrà certificare davvero di essere maggiorenne. Non è ancora chiaro come verrà verificata l’età degli utenti da un punto di vista tecnico: i dettagli si capiranno probabilmente dopo il 12, ma da quel che si sa finora sembra che il processo sarà piuttosto articolato e renderà più farraginoso ogni singolo accesso a questi siti.
Lo scopo di questa nuova regola è di impedire l’accesso ai siti porno ai minori, come prevede il Digital Services Act europeo del 2022. È un obiettivo che negli ultimi mesi si sono prefissi molti altri paesi: leggi di questo tipo sono già entrate in vigore in Francia, nel Regno Unito e in varie zone degli Stati Uniti, ed entreranno presto in vigore in Germania e Australia. Pochi mesi fa, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato che «proteggere i minorenni dai contenuti osceni» è un obiettivo talmente importante che supera il diritto dei cittadini maggiorenni di navigare liberamente su internet senza sottoporsi alla verifica dell’età.
Quasi tutti gli esperti di privacy e di informatica che si occupano del tema, però, sottolineano da tempo che questo genere di leggi ha delle grosse falle. Una di quelle più evidenti è che tantissime persone – i minorenni, ovviamente, ma anche molti adulti – non hanno nessuna intenzione di fornire i propri dati anagrafici in modo da poter visitare siti porno, nonostante le garanzie di anonimato. E quindi, messi di fronte a questo obbligo, finiscono per fare principalmente due cose: cercare siti alternativi, spesso più loschi e meno controllati, per consumare comunque contenuti porno, oppure scaricare un servizio VPN.















