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Nel nome di una madre americana, Paul Tibbets battezzò l’aereo che sganciò la prima bomba atomica su Hiroshima. Una storia di guerra, canzoni e memorie sepolte nella coscienza collettiva

“Enola Gay is mother proud of a little boy today ah ahhh, this kiss you give, it’s never ever gonna fade away.. ”, fischietta un ragazzino per una strada qualsiasi nei primi anni ’80. Era un successo planetario quello degli Orchestral Manoeuvres in the Dark, che sono rimasti ai primi posti delle classiche internazionali per mesi, cantando di lei, Enola Gay, in una canzone di protesta che quel ragazzino yankee conosce bene. Tanti conosco a memoria ogni strofa, nessuno pensa mai a chi fosse quella donna. Negli anni '40 Enola Gay Tibbets è una signora sulla cinquantina, è originaria dell’Illinois, ha cambiato spesso città con la sua famiglia. Forse è una donna caparbia, forse una semplice conformista che ha saputo adattarsi alla vita. Nessuno pensa al suo carattere, mentre si lascia prendere dal ritmo della canzone. Solo una cosa dovrebbe ricordare, ed è che Enola Gay aveva un figlio, si chiamava Paul e a quanto pare sognava di volare fin da quando era piccolo. Allo scoppio della Seconda Guerra mondiale diventerà un pilota di bombardieri, infatti. Volerà prima in Europa, sui B-17, le “Fortezze volanti”, e poi sui dei bombarderi quasi sperimentali, i B-29 Superfortess. Proprio quando la guerra, giunta quasi alla fine, premeva solo sul fronte del Pacifico che, per l'ostinazione e l'orgoglio dell'Esercito Imperiale Giapponese, minacciava di protrarsi a lungo.