Sono trascorsi 80 anni dal 6 agosto 1945, una data di non ritorno per la storia dell’intera umanità, la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki.

Ed è proprio per mantenere viva la testimonianza di chi ha subito l’atroce realtà delle armi nucleari che nacque l'organizzazione giapponese Nihon Hidankyo composta dagli Hibakusha, ovvero i sopravvissuti alle bombe atomiche sganciate sulle due città giapponesi. L’organizzazione ha ricevuto per il suo operato il Premio Nobel per la Pace 2024, consegnatogli lo scorso dicembre a Oslo.

Con il passare del tempo, purtroppo, gli Hibakusha, che hanno saputo trasformare la loro dolorosa esperienza in campagne educative diffuse per contrastare le armi nucleari in tutto il mondo, non saranno più presenti per narrare direttamente la loro storia. Che poi è il problema di tutti i testimoni della guerra mondiale come delle deportazioni. Se in Giappone le nuove generazioni stanno già raccogliendo il testimone, nel resto del mondo questo ruolo lo stanno assumendo anche gli alberi, o meglio: gli Hibakujumoku.

Il termine giapponese – composto da hibaku (被爆) ovvero "bombardato, esposto a radiazione nucleare", e jumoku (樹木) cioè "albero" o "bosco" – è stato coniato per indicare un albero che è stato esposto ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki ed è sopravvissuto, oppure ha rigermogliato dalle medesime radici.