Hiroshima non può e non vuole dimenticare. Questa città, che ora conta poco più di un milione di abitanti, ne aveva circa 250mila prima del 6 agosto 1945. In molti hanno qualche antenato che è morto troppo presto nei primissimi momenti dopo l’esplosione o nei drammatici mesi che l’hanno seguita, quando l’effetto devastante delle radiazioni, che all’epoca non era ancora chiaro, ha completato la mattanza, uccidendo o portando a malattie croniche molti hibakusha sopravvissuti agli effetti immediati dell’esplosione.
Ora, questa città ha deciso di sopravvivere. Ma senza la presunzione, e l’errore, di voler dimenticare, come sembra voler fare quasi tutto il mondo ormai inconsapevole delle catastrofi portate da una guerra globale. Come molte città giapponesi in questi anni, vive l’esplosione del turismo, favorita dai prezzi modici del cibo - facile trovare piatti di alta qualità a costi bassissimi - e dai costi più che accessibili di alberghi e altre sistemazioni. Girando per i quartieri, sembra una normalissima città di medie dimensioni per gli standard nipponici: mercati, salary men in giacca e cravatta, silenzio sui mezzi pubblici. È bella, grazie alla sua posizione sul delta del fiume Ota: ricca di acque e di ponti. Ovviamente, come i palazzi, tutti di costruzione recente.










