Una bilancia, con i suoi due bracci, i suoi due piatti, è diversa, molto diversa da un pianoforte. Possiamo chiamarli entrambi strumenti, ma quel che possiamo farne e il gusto che possiamo ricavarne sono proprio in sfacciato contrasto. Ma se questa differenza è palese, perché teniamo così tanto alla bilancia e pensiamo così poco al pianoforte?

La domanda, lo so, appare insensata. Ma vuol rimandare al nodo essenziale del libro di Debora De Nuzzo e all’adattamento che ora Il Sole 24 Ore propone, in queste tre uscite in edicola: il nodo, il varco essenziale è che <>. La scelta della lingua inglese e il punto esclamativo sono dell’autrice e immagino siano state scelte meditate, perché il work life balance è una vera ossessione dei nostri tempi ed è un protagonista in quell’inglesorum che popola tanti discorsi, modelli e studi sulla gestione delle persone al lavoro (ma qualcosa che dovrebbe riguardare tutti non farebbe meglio a scegliere termini comprensibili da tutti? Mah). Squalificarlo così, questo uorchlaifbalans, fa sospettare da subito, dalle prime pagine del libro, che nel farlo diventare il centro delle nostre aspirazioni ci siamo fatti prendere da una distrazione collettiva, cercando l’eldorado di una <>, quando potremmo invece trovarci meglio in una <>. Più pianoforte, meno bilancia. Più armonia, meno pesi e contrappesi.