Egregio direttore, che il diritto comunitario sia prevalente su quello nazionale lo hanno deciso i Paesi membri, Italia compresa, nei vari Trattati sul Funzionamento dell'Unione Europea (TFUE).
Che un atto legislativo debba essere conforme ai principi costituzionali lo decide la Corte Costituzionale. L'atto politico (decreto) o legislativo (parlamento) dev'essere in armonia con i valori costituzionali e con il Diritto umanitario. Si comprende, dunque, il ruolo della Corte di Giustizia Europea, alle cui decisioni devono attenersi i giudici nazionali (e anche i governanti). Si comprendono anche i rischi a cui si espongono i richiedenti asilo politico, se il governo italiano, che ha potere esecutivo e non legislativo, decide di dichiarare "sicuro", con decreto del 7 maggio 2024, un Paese come l'Egitto, tristemente noto, per aver negato la verità sull'uccisione di Giulio Regeni e per aver tenuto in carcere per tre anni lo studente Patrick Zaki, torturato e accusato di aver diffuso notizie false.
Cosimo Moretti
Martellago (Venezia)
Caro lettore, potremmo discutere a lungo sul fatto che l'Egitto sia o meno un paese sicuro. Dal punto di vista dei livelli di libertà di espressione e della repressione del dissenso è evidente che si tratta di una nazione assai lontana da livelli di democrazia accettabili. E non era necessaria la tragica vicenda di Giulio Regeni per ricordarcelo: nelle carceri egiziane, solo per citare un dato, ci sono migliaia di dissidenti politici. Ma l'Egitto è anche una nazione con cui abbiamo storici e profondi legami e con cui intratteniamo importanti rapporti commerciali. Tanto per dare un'idea: l'interscambio con questo paese per l'Italia vale 6 miliardi di dollari l'anno e siamo il secondo cliente mondiale dell'Egitto e il settimo suo fornitore. Insomma un paese insicuro sul piano dei diritti umani, ma evidentemente molto sicuro (e apprezzato) su quello dei rapporti economici. E anche come meta di vacanze. Ma il tema non è questo. Il fatto è che non può essere un magistrato a decretare la "sicurezza" di un paese straniero, qualunque esso sia. Ma soprattutto la richiesta di asilo politico non può diventare il grimaldello per aggirare le leggi sull'immigrazione. Inserire l'Egitto tra i paesi "insicuri" non significa solo aprire i confini del nostro Paese, com'è giusto che sia, ai dissidenti politici che tornando in patria rischierebbero di finire incarcerati e magari torturati. Ma potenzialmente a tutti suoi 102 milioni di abitanti. Abbiamo chiaro cosa questo può significare?













